Rettangolo o quadrato? Giovanni Chiaramonte.

7 06 2007

Giovanni Chiaramonte - Duomo

In questi tempi di digitale (e soprattutto di fotografia digitale) assistiamo a svariati tentativi di standardizzazione dei formati, spesso riusciti, a volte no.
Anche ai tempi della fotografia analogica lo scenario era molto simile, con una miriade di tipologie di macchine fotografiche, pellicole, carte, ecc.
Quindi niente di nuovo sotto il sole.

Il fatto che mi incuriosisce e’ che, con l’avvento delle macchine di nuova generazione, e’ completamente scomparso il formato quadrato dell’ inquadratura.
Chi ha qualche anno sulle spalle si ricorda che il negativo 6×6 era il formato con cui i fotografi si avvicinavano al cosiddetto medio formato. Un formato che aveva un negativo decisamente piu’ grande del 35mm delle reflex e che consentiva una maggiore risoluzione e quindi stampe piu’ dettagliate.
Certo c’erano anche formati rettangolari come il 6×4,5 ma le macchine erano piu’ costose e di reperibilita’ piu’ difficile. Pertanto il 6×6 era il formato di elezione per chi desiderava sentirsi un fotografo “vero” con il proprio “banco ottico” da passeggio.
Di conseguenza capitava spesso di avere a che fare con foto “quadrate”.
Ora questa esperienza mi sembra scomparsa.
Certo si puo’ scattare una foto rettangolare e poi ritagliarla in post-processing, ma non e’ esattamente la stessa cosa. L’atteggiamento del fotografo al momento dello scatto non e’ identico.

Poetica del quadrato.

Uno dei maggiori fotografi Italiani che utilizza ancora tenacemente il formato quadrato
e’ Giovanni Chiaramonte a cui sono grato per avermi tante volte “aperto gli occhi” con i suoi 6×6.
Giovanni, tanto per “inquadrarlo”, e’ uno dei fotografi che insieme a Jodice, Berengo Gardin, Ghirri, Basilico, ecc. ha “fatto” la fotografia di architettura in Italia.
A livello compositivo, una delle lezioni piu’ importanti che ho ricevuto da Chiaramonte e’ che la fotografia composta per un quadrato segue regole peculiari.
Il formato rettangolare porta naturalmente ad individuare due, tre o piu’ centri su cui imperniare la composizione (vd. la regola dei terzi). Il quadrato invece ha un centro cosi’ precisamente individuabile da diventare ingombrante, quasi invadente. Certamente con cui occorre fare i conti al momento della composizione.
Chiaramonte sostiene, e a ragione a parere mio, che le migliori foto quadrate sono quelle con il centro “vuoto”. Ovvero dove nella foto assistiamo ad una “tensione” verso il centro.
Certamente nella visione di Chiaramonte c’e’ una profonda visione etica della fotografia (un giorno parleremo della foto come “equivalente” tra fotografo e realta’). L’idea che l’immagine sia qualcosa di piu’. E che ci racconti (ci “debba” raccontare) dell’uomo e dell’ambiente umano.

Geometria della visione

La riflessione che mi sento di fare e’ che, quando si scattano delle fotografie, non bisogna mai scordare che l’esperienza della visione e’ si’ un’ esperienza del cuore e della cultura di chi guarda. Ma e’ anche (soprattutto?) un’esperienza “fisiologica”. Il nostro occhio reagisce a simmetrie, contrasti, giustapposizioni. E il formato quadrato apre una dimensione forse nuova per molti fotografi abituati (cinema, tv, ormai anche i monitor dei pc…) al formato rettangolare.
Vi invito a confrontarvi con queste tematiche, perche’ potreste scoprire che si puo’ fotografare con un “occhio” diverso.

-yukyuk

Chi volesse approfondire:

bugnoartgallery (venezia, quadrato e doppio quadrato)


libri di Giovanni Chiaramonte

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3 responses

7 06 2007
Goldmund100

Complimenti, pezzo molto bello…. perché fotografare non è solo cliccare e tutti i veri appassionati di fotografia provano a metterci un pò di passione e di arte, per quanto possano ed imparare dai maestri è la migliore via per crescere.

27 01 2008
giulianochiaramonte

mi piacerebbe contattarla Chiaramonte. Io mi chiamo giuliano.chiaramonte@hotmail.it

a presto Giuliano

1 01 2009
giovanni fiocchi nicolai

sono tra coloro che desiderano poter scattare con una macchina fotografica digitale che abbia un formato quadrato, specialmente perchè mi diletto da anni e anni con la stereoscopia. Forse sono distratto, ma nelle riviste specializzate non ho trovato nulla. Perciò sono costretto ad usare due olympus quattro terzi, senza evitare di ritagliare le foto. Sarei molto grato se potessi avere qualche informazione sull’argomento.
La saluto e colgo l’occasione per augurarle un felice 2009
Giovanni Fiocchi Nicolai

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